Da qualche anno a questa parte tutti i weekend Pietro Bartolo si mette in viaggio. Europa, Italia, nord, sud, isole. Scuole, circoli, convegni, associazioni, piazze. «Ufficialmente» Pietro Bartolo presenta i suoi libri (prima Lacrime di sale, ora Le stelle di Lampedusa), ma in pratica racconta quel che ha visto e che non può (e non vuole) dimenticare in 30 anni da medico di Lampedusa. Si porta dietro un cd, Pietro Bartolo, e mentre parla chiede di proiettare alle sue spalle, immagini, brevi video.

Sono un pugno nello stomaco, dice, ma servono a capire meglio, a rispondere alle peggiori ovvietà dei nostri tempi «perché non te li porti a casa tua?», «non possiamo accoglierli tutti». In questa strana estate di crisi di governo, di navi ONG che continuano a rimanere ferme, in attesa, Pietro Bartolo – reso noto dal documentario Fuocoammare di Gianfranco Rosi e che da qualche mese porta avanti la sua «battaglia» anche a Bruxelles, dove è stato eletto con il Pd e oltre 135 mila preferenze – è arrivato anche a Lipari, isole Eolie. Come Lampedusa, siamo in Sicilia ma dall’altra parte, non quella degli sbarchi dei migranti.

«Sono un lampedusano e questo è il mio stesso mare, sono stato medico responsabile lì per 30 anni. Ho trascorso più notti al molo Favaloro che a casa mia», racconta Bartolo, che nella sua prima vita è stato pescatore, scampato a un naufragio, nei giardini del Centro Studi eoliano, «Ho visto tantissime cose, in tutti questi anni, ho visto l’orrore». Ha visitato più di 350 mila migranti, e di ognuno conserva la storia. C’è stata una bambina di 4 anni – arrivata insieme alla madre, violentata, stremata, di cui si prendeva cura – che non voleva più i giocattoli. Non sapeva cosa farsene. E poi Anila, un’altra bambina di 8 anni, sbarcata a Lampedusa da sola, dopo aver attraversato il deserto e conosciuto le violenze della Libia. Anila, come si legge in Le stelle di Lampedusa, cercava la mamma, sapeva che avrebbe potuto trovarla in Europa, senza sapere cosa fosse l’Europa. «Alla fine l’abbiamo trovata, faceva al prostituta in Francia», continua Bartolo, ancora in contatto con molti che ha incrociato: «Alcuni mi telefonano spesso, qualcuno viene anche a trovarmi, altri cerco di continuare ad aiutarli come posso». Ma Bartolo se chiude gli occhi rivede anche tutti quelli senza nome, i cadaveri che ha dovuto fotografare, ispezionare. Moltissimi bambini, come quelli che vide nel 2013, quando aprì i 368 sacchi della grande strage di Lampedusa: «Quei bambini, con i vestitini nuovi, le scarpette, dentro i sacchi non li dimenticherò mai. Le mamme li avevano vestiti a festa, proprio come facciamo noi, per dirci “i nostri bambini e i vostri sono uguali”».

Che situazione c’è oggi al porto di Lampedusa?
«Nell’ultimo anno abbiamo notato noi, che siamo la prima frontiera, una riduzione drastica degli arrivi con le barche grandi, ma di piccole ne arrivano tantissime, ogni giorno, dalla Libia, dalla Tunisia. Inutile parlare solo delle ONG, è solo fare campagna elettorale. E anche dire che “diminuendo il numero degli sbarchi, sono diminuiti i morti” è un’altra grande bugia. Non sappiamo quante barche partono ogni giorno dall’Africa, quante ne affondano. Non c’è più nessuno in mare né a controllare, né a documentare, né a salvare queste persone. Pochi giorni fa un peschereccio ha recuperato tre persone da un gommone che stava affondando. Non sappiamo quante altre ne sono morte».

A inizio agosto il parlamento ha approvato il decreto sicurezza bis, fortemente voluto dall’ormai ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Prevede sanzioni e la confisca delle navi che salvano i migranti, e la chiusura dei porti.
«Ho pensato ad altre parole ma non ne trovo: è una porcheria immane. E spero che uno dei primi atti del nuovo governo possa essere quello di eliminarlo, almeno per quel che riguarda la parte in cui si stabilisce che salvare le persone è un reato. Salvare le persone è un obbligo, un dovere etico e morale di ogni uomo. A me avevano insegnato che quando una persona ne salva un’altra, diventa un eroe. Salvare una persona è salvare il mondo intero. Adesso le sanzioni previste vanno contro i diritti umani. Ma sono sicuro che un pescatore, davanti a un gommone che sta affondando, se ne frega delle sanzioni, del sequestro, continuerà a salvare vite umane.

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Pietro Bartolo durante la presentazione al Centro Studi di Lipari

Alle ultime elezioni il primo partito a vincere a Lampedusa è stato la Lega.
«Io so che i lampedusani continuano ad accogliere. Certo l’onda malefica, come la chiamo io, è arrivata anche qui, c’è chi si è fatto spaventare. Ma sono pochi. Sono quasi 30 anni che mi occupo del fenomeno dell’emigrazione, e lo chiamo fenomeno e non “problema” perché siamo stati noi a farlo diventare un problema. In realtà non c’è mai stata nessuna invasione, i numeri sono sempre ridicoli, si cerca solo di fomentare l’odio ingiustificato. Ma in pericolo c’è la nostra cultura, la nostra costituzione, noi italiani non siamo così, siamo molto meglio. Il Mediterraneo è stato attraversato da tutti i popoli. Da turchi, fenici, egiziani, arabi, greci, spagnoli, tutti hanno navigato in questo mare che ha unito i popoli, mescolato i DNA. Certo, ci sono state anche le guerre ma ci siamo scambiati cultura, religione. Credo che si possa prendere coscienza che, certo, l’immigrazione va regolata ma non esiste alcun pericolo. I valori della nostra civiltà sono quelli dell’accoglienza, della solidarietà, del rispetto alla vita».

Il Parlamento Europeo, a Bruxelles, invece è come se lo aspettava?
«Ho scoperto che anche a livello europeo si parla di flussi, di numeri, di porti chiusi, ma spesso si dimentica di parlare di uomini, di persone. L’Europa ha sempre tenuto in considerazione l’Italia, tra i Paesi fondatori, ma ultimamente contiamo poco per via della politica antieuropeista. L’Europa dovrebbe essere più attenta a quelli che sono i diritti umani, intorno a cui è stata fondata, e noi dovremmo occuparci di renderla più forte, più stabile».

Richard Gere, che di recente è salito su Open Arms per aiutare i migranti bloccati a largo di Lampedusa ha detto, «Matteo Salvini fa di un’emergenza umana un caso politico».
«Gli immigrati vengono usati per coprire tutti gli altri problemi. Perché, invece, non si parla di lavoro? Quello è un problema reale del nostro Paese. Ma fortunatamente, lo stiamo vedendo, la coperta è corta. Il re può ritrovarsi nudo».

Bartolo, durante la presentazione, blocca lo scorrere delle immagini anche sulla foto della “Porta di Lampedusa, Porta d’Europa”, l’opera di Mimmo Paladino inaugurata nel 2008, in ricordo di chi non è mai arrivato. Si trova sull’ultima punta dell’isola. Dopo c’è solo il mare, dietro l’Italia. «Su quella roccia ci vado spesso, oggi ancora di più. Quando tira lo scirocco, mi sembra di sentirne i lamenti. E quell’odore di cadavere che ti entra dentro. Tante volte durante le ispezioni ho pianto. Tante altre, davanti ai bambini, me ne sono andato. Mi sono sentito impotente, come fosse tutto inutile. Ma sono sempre tornato. C’è sempre bisogno di una coperta, di un tè caldo, di un gesto che faccia sentire umani».